Era domenica sera.
Stavo osservando Martine, la figlia maggiore del Linguista. Mi aveva invitato a cena. Il Linguista ovviamente, non Martine.
Era la prima volta che entravo nella sua casa: non sapevo che avesse una casa così bella, ne', soprattutto, che avesse una figlia così bella.
Il Linguista l'ho conosciuto per caso, incontrandolo, giorno dopo giorno, al solito bar dove ognuno di noi si reca per il solito caffè dopo il solito pranzo, prima di tornare a solito lavoro.
E quando incontri giorno dopo giorno una persona prima o poi ci scambi due parole, dopo aver incrociato, giorno dopo giorno, nel silenzio il suo sguardo, scambiandosi magari un sorriso, durante qualche discussione allegra degli altri avventori.
Poi, col tempo, ha iniziato ad offrirmi il caffè, forse perché gli sembrava così di avere pagato il disturbo delle sue molestie celebrali con quelle sue teorie sulla trasformazione televisiva della lingua.
Però è una brava persona, con una cultura pungente e, purtroppo, un lavoro che non lo gratifica, o per lo meno, lo limita nei suoi sogni, o anche solo nelle sue ricerche, alcune delle quali un po' bizzarre.
Quando ha scoperto che scrivo di Jazz ha insistito per invitarmi a cena. Ha detto che voleva mostrarmi la sua collezione di dischi, ma anche parlarmi di un progetto che ha in mente al riguardo delle "strutture nascoste nel Jazz". Ed ovviamente voleva il parere di un esperto in materia.
Non sono un esperto e ho temuto questa cena per giorni, cercando, nella mia testa, una scusa plausibile e, soprattutto, permanente.
Ma adesso che sono qui e vedo Martine ringrazio il cielo di non aver trovato questa scusa.
Il Linguista me la presenta insieme al resto della sua famiglia: la moglie, una donna bionda corpulenta, la figlia minore, una ragazzina tipica della sua età e della società in cui vive.
Ma io ho occhi e testa solo per Martine. Avrà si e no la mia età, forse un anno di più , forse un anno di meno. Non è troppo alta, ma il fisico è aggraziato, delicato.
Indossa jeans e una maglietta nera, un po' aperta davanti, adatta ad una calda serata di luglio come questa.
La maglietta mette in risalto una collana verde che dice di aver preso in una bancarella a Barcellona.
Ma le cose che mi colpiscono di più sono la frangetta e gli occhi.
La frangetta le nasconde un po' la fronte, ma allo stesso tempo sembra voler nascondere i suoi pensieri, creare una piccola barriera verso gli altri. La frangetta le si posa delicatamente sulle sopracciglia e le dà un po' un'aria di bambina,
E subito sotto la frangetta, si svelano gli occhi, chiarissimi, che danno un senso di infinito, di infinita profondità, che mi ci sono perso subito dentro.
Durante la cena il Linguista parla delle sue idee, a mio avviso strampalate, sul jazz e di come certe strutture di accordi siano rintracciabili su testi di letteratura. Penso che basterebbe chiedere a qualche matematico quale sia la probabilità di trovare una sequenza di lettere come C dm G dm Ab dentro alla Divina Commedia (intervallate dalle ovvie altre lettere).
La moglie e la figlia minore ascoltano in silenzio. Forse sono abituate a queste sue lunghe chiacchierate. Ogni tanto Martine lancia delle occhiate al Linguista: si capisce che questi discorsi la annoiano. A volte le occhiate le lancia a me. Capisco subito che sono occhiate indagatrici, forse per capire se anche io sono come il padre.
Ma, come già detto, il Linguista è una brava persona e fa delle pause, delle lunghe pause. Mi viene da pensare che siano programmate, per essere sicuro che la mia testa non vada in saturazione. Oppure semplicemente perché si concentra sulla successiva portata messa in tavola dalla moglie: cannelloni alle verdure.
Ma qualunque sia la motivazione, questi momenti di pausa ci sono. Ed io vorrei utilizzarli per conoscere meglio Martine, i suoi gusti, cosa ascolta, cosa legge, se le piace la pioggia d'autunno o preferisci affogarsi nel sole d'estate.
Mi sento un po' imbarazzato a parlare solo con lei, soprattutto in presenza dei genitori. Così alterno domande, con una finta curiosità, alla madre e alla sorella. Domande che, però, mi servono solo per rivolgerne delle simili a Martine. Mi sento stupido in questi contorti percorsi che partono da “Lei signora lavora ?, proseguono con “E te che classe fai ?” per giungere infine “E te Martine ? Studi ? Lavori ?”
Lavora, in una piccola caffetteria libraria, come ne stanno aprendo molte ultimamente qua in città. Si dichiara soddisfatta di avere abbastanza tempo libero per dedicarsi alla sua vita privata e di avere anche molto tempo durante il lavoro per leggere. Che in questi casi è quasi sempre un aggiornamento. Le chiedo che letture preferisce. Non fa in tempo a citarmi Huysmans che già l'adoro, ma il Linguista riparte con la sua teoria, interrompendola e contrariandola non poco. E prosegue imperterrito per tutto il tempo del rollé di tacchino con patate.
E mentre cerca di convincermi di alcuni aspetti baudeleriani negli assoli di Parker io cerco di indovinare quali sono le altre letture preferite di Martine.
Quando il padre opta per la pausa, sono ormai fuori tempo massimo e fuori discorso a chiederglielo, ma tanto non faccio comunque in tempo perché la sorellina ha deciso che mi deve sciorinare la sua lista di cantanti preferiti del momento. Essendo lei la figlia del Linguista, voglio sperare in gusti un po' più delicati rispetto ai suoi coetanei, anche perché da quello che dice potrei estrapolare i gusti musicali della sorella. Ed invece mi propone esattamente quello che mi aspetto da una qualsiasi quattordicenne ubriaca di televisione: quelli che piacciono tanto ai giovani, a questi giovani. Sono tutti quelli che detesto, con le loro canzoncine peurili, banali, con arrangiamenti che mi fanno venire più di un conato.
Ma non posso di certo dirglielo e mi limito ad apprezzare la vastità di conoscenze musicali e a “scusarmi” che i miei gusti siano così differenti dai suoi.
Ed è Martine, finalmente, a prendere la palla al balzo chiedendomi cosa ascolto. Parto dai classici italiani e stranieri, i cantautori, i gruppi per approdare poi a quei musicisti di nicchia che poche persone conoscono (a meno che non stiate su myspace a giornata).
Scopro con piacere che ascolta Waits, Capossela e tanti altri che adoro. E sempre con piacere scopro che conosce Pino Marino, Cesare Basile e i Grimoon.
Che cosa meravigliosa trovare una persona con cui poter condividere certi autori. E' una cosa che mi capita raramente.
Cosi come raramente mi capita di trovare un interlocutore avvolto da un alone di spleen. Malinconico come me.
Ama Chopin...il mio compositore preferito. Potrei ascoltare i suoi notturni per giorni, specie mentre piove. Glielo dico. E lei approva.
Si finisce al Jazz. Lei mi dice che nella sua ricerca di musica bella, musica che trasmette, considera anche il Jazz, ma purtroppo non ha mai avuto modo di approfondirla. Avrebbe bisogno di spiegazioni.
Non posso invitarla così su due piedi ad un concerto o ad una sessione di listening. Soprattutto perché la madre ha indossato uno sguardo ostile. Penso che abbia capito che sono molto più interessanto alla vita privata di Martine che alle teorie musicali del marito.
Ma se la vita è un film, ci vuole il colpo di scena.
E il colpo di scena arriva: è il Linguista a propormi, per piacere e se non reca troppo disturbo, di consigliare delle letture alla figlia, ma soprattutto di accompagnare Martine a qualche concerto di Jazz.
"No, ma quale disturbo !"
Martine sorride.
La madre un po' meno.
Se un Dio esiste, è il momento di ringraziarlo.
Intanto il Linguista riattacca con i suoi discorsi, ad libitum, mentre assaporo il millefoglie, mentre mi gusto il caffé, mentre sorseggio una grappa di vitigno unico e mentre sulla mia testa si prefigurano serate con Martine, aperitivi musicali, passeggiate in notturna, sottofondi bebop.
E paesaggi erotici sul suo corpo.
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