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Io ho un cappotto nero a cui sono molto affezionato.
In una tasca tengo il borsello, ma avanzano ancora 5 tasche.
Sono troppe. L'uomo di oggi ha bisogno di un numero limitato di oggetti da portare sempre con se.

E quindi mi immagino in questo mio cappotto nero, con cappello nero, andare a spasso. E nelle tasche trovare solo:

1) una fiaschetta di whisky, per i problemi di cuore;

2) una bibbia portatile, per i problemi dello spirito (ognuno sostituisca con il suo libro spirituale);

3) una pistola, per tutti gli altri problemi.

E m i farei chiamare Padre Jack.
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categoria : remarques générales, mes vêtements

postato da UncleBiltmore alle ore 14:50
giovedì, 19 novembre 2009

Les jeux sont faits.

Malhereusement, peut-être.
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categoria : mes moments, nuages de fume

postato da UncleBiltmore alle ore 23:44
lunedì, 09 novembre 2009

Dopo la cena a casa del Linguista, sono passato qualche volta a trovare Martine dove lavora. La prima volta con la scusa di cercare un libro, poi semplicemente per un saluto. E così siamo andati a qualche concerto di jazz insieme, o semplicemente a mangiare una pizza, parlando magari degli ultimi libri letti.

Serate tranquille,senza niente di vietato ai minori. Parlavamo. Se anziché parlare ci fossimo scritti delle mail, saremmo stati sicuramente due grafomani.
Diamo la colpa ad una timidezza più o meno latente in entrambi, o forse ancor peggio, ad una insicurezza o ad una paura. Paura di desiderare qualcosa e prefigurarsi troppi possibili scenari successivi, imparanoiati dai rapporti causa-effetto.

Comunque, da l'ultima uscita con Martine è passato almeno un mese senza vedersi: il lavoro e altri impegni mi hanno tenuto distante dalla zona.
Ci si messaggiava, a volte più frequentemente, a volte meno.

Poi sono tornato alla base, e dopo qualche giorno siamo nuovamente usciti insieme, ritrovandoci in un pub per una bevuta: io una birra trappista e lei una birra non pastorizzata.

Qualche chiacchera, qualche risata, un resoconto dell'ultimo periodo.
E poi una passeggiata per riaccompagnarla a casa.

Piove a gocce fine, fastidiose più che umide. A volte appare uno stralcio di sereno, per poi rimettersi a piovere. Una situazione meteorologica che definirei "belga".

Passeggiamo sotto un solo ombrello, ed il mio braccio, piano piano si parcheggia in modo da vere una mano sul suo finaco.

Per un po' restiamo in silenzio continuando a camminare.

Ad un certo punto lei dice:

"Spegni la luce
non hai alcun motivo per
aver paura no
quell'ombra è solo
la giacca sul mobile
non può farti male
"

La riconosco: è La Trave di Cesare Basile. Sto al gioco e continuo a citare la canzone.

"Lo so che non hai
niente da stringere
e il cuore è un fabbro che
ti batte in testa ed il letto ti soffoca
ricorda
che è solo
è solo un'altra
Trave che scricchiola
"

Lei accenna un sorriso. Non faccio in tempo a parlare che lei recita una strofa di un'altra canzone.

"Stringimi...
nell'album dei capricci tuoi dipingimi
mi sento come un viale senza platani...
qualcosa sta mangiandomi
non capisco cos'è...

Come le poesie scritte in mezzo al traffico
che nessun domani cancella più...
pagine di noi che non so resistere
dove perdersi
è impossibile...
"

Beh. Questo è Sergio Caputo. Non lo adoro, ma questa canzone, Blu Elettrico, è uno swing mediamente veloce. Forse dell'unico album di Caputo, I love Jazz, che abbia mai ascoltato per intero. Alcune canzoni di quest'album mi piacciono. Anche questa.
Sto un attimo in silenzio, ma poi cito il ritornello:

"Nel blu elettrico
di notti rotolate via
il resto cosa vuoi che sia...
il resto è solo asfalto e musica...
blu elettrico
e adesso chi ti ferma più...
il resto come dici tu,
il resto è solo Jazz freddissimo...
"

Martine adesso ride. Si diverte in questo gioco come una bambina.
Le chiedo se è un test o cosa.
Le non mi risponde e incalza ancora:

"Preferisco così
senza troppo rumore
come quando si sta soli
dietro una porta a guardare che spiove
"

Questa per me è facile: Preferisco così di GianMaria Testa.
Ammetto che per un attimo penso di essere su candid camera e mi guardo intorno per capire da dove mi stanno riprendendo. Oppure in questo mese Martine è uscita di senno. Comunque sia la canzone ben si adatta alla situazione meteorologica e non solo. E continuo io la citazione:

"Preferisco così
senza niente da dire
che un amore si sa
prima o dopo rubato sarà
"

A questo punto Martine mi guarda, senza più sorriso sulle labbra. La faccia
è diventata seria, ma più che seria, direi decisa.
E dopo un attimo mi bacia sulle labbra.

Un bacio di un secondo, forse due, ma di una dolcezza infinita.

E dopo mi regala un libro: L'ombra del vento di Carlos Ruiz Zafon.


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categoria : martine

postato da UncleBiltmore alle ore 23:17
giovedì, 05 novembre 2009

"La musica popolare risveglia la nostalgia. E' il ricordo delle tue emozioni a dare un significato alle canzoni: "ti ricordi questa, baby ?" Avevo quella vecchia oldsmobile scassata e ti passavo a prendere; quell'altra era la nostra canzone al ballo della scuola di fine anno". Il Jazz invece ti parla del potere di adesso. Non c'è sceneggiatura, è conversazione. L'emozione te la danno i musicisti quando devono prendere uan decisione immediata per soddisfare quello che a loro avviso l'istante richiede. La spiegazione sembra complicata, ma la musica è diretta, essenziale. Coltrane provava sentimenti forti per le cose, ecco perché il suo suono rimane potente e reale. Riusciamo ancora a intendere lui e Louis Armstrong e Thelonious Monk e tutti i grandi. E riusciamo a intendere e a metterci in connessione con molti altri musicisti, se permettiamo ai loro suoni di raggiungere e riempire degli spazi dentro di noi.  Il Jazz fa si che ogni individuo plasmi un linguaggio con i propri sentimenti e usi questo linguaggio, assolutamente personale, per comunicare la propria visione del mondo."
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categoria : aphorismes, mon ami wynton

postato da UncleBiltmore alle ore 23:59
martedì, 27 ottobre 2009

Un attimo tutto per me.
Dopo giorni passati a guidare, dopo continui viaggi in aereo.

Finalmente un pomeriggio di libertà, senza ansie, senza fretta.
Finalmente un pomeriggio che posso passare seduto alla Gare.

Dove tutto è rimasto uguale. Le solite persone, le solite facce, i soliti gesti.

C'è gente che sembra in attesa da una vita. La trovi sempre lì.
E meno male che ci sono. Perché la stazione assume un aria più familiare.

Io li osservo. Potrei dirvi tutto sulle loro facce: le rughe, le espressioni, gli occhi.

E poi, oggi pioveva. E io non so perché, ma la stazione mi piace anche di più. Che c'è un aria che sa di pioggia e rotaie.

E resto in silenzio, ad annusare l'aria e a guardare il movimento dei pochi viaggiatori.

Gli altri, i frequentatori della stazione, quelli sempre in attesa, stanno in silenzio come me. Ed io so che anche loro stanno annusando quest'aria autunnale.

Parle-moi dans ton silence
Pleure encore si tu le veux
Comme la pluie de Septembre
Coulent les larmes de tes yeux.

Lévis Bouliane
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categoria : la gare, mes moments

postato da UncleBiltmore alle ore 18:22
mercoledì, 21 ottobre 2009

Due sabati fa sono stato ad un matrimonio.

A me non piacciono i matrimoni: tutte quelle ore a sedere, a mangiare, a fare il karaoke, mentre qua e là fioccano discorsi idioti.
Il top del trash si raggiunge quando c'è il video con le foto degli sposi da piccoli.

Ma comunque non cerco una scusa per evitarli. Sia per rispetto dell'amico/a che si sposa, sia perché spero sempre di riuscire a rimorchiare durante il pranzo di nozze.

Ma si sa, queste cose, queste fortune, capitano agli altri.

Forse ci siamo abituati troppo con tutti quei films e quelle leggende di damigelle d'onore che si fanno sbattere nel bagno dal fortunato di turno, o dallo sposo che si trastulla con la migliore amica della sposa, o con la sposa che va col fratello dello sposo e via dicendo.

E via dicendo mi sono ritrovato al banchetto. L'aperitivo si svolgeva nel giardino interno di questo mega-ristorante. Il giardino in questione comprendeva un'immensa piscina con edificio adibito ad uso spogliatoi.
Dal lato opposto degli spogliatoi, rispetto alla piscina, c'era la sala da pranzo che veniva utilizzata specificatamente per i matrimoni.

La distanza chiesa-ristorante era di circa 40 km, così ho dato uno strappo nella mia macchina alla mia amica G. e ad L., amico musicista.

Il tavolo a cui sono stato assegnato comprendeva tre coppie, me ed L.
E sai che ero stato specifico con N., lo sposo: mettimi ad un tavolo con qualche bella figliola single (e possibilmente disinibita).

Macché, tavolata di musicisti con consorte (tranne me ed L.).

La mia amica G. invece era al tavolo delle amiche della sposa, anche lì abbastanza accoppiati.

Diciamocelo: tolti i musicisti del mio tavolo, tolti li sposi, tolta G., tolte altre tre facce note, non conoscevo praticamente nessuno.

Ogni tanto, durante il pranzo, mi alzavo per sgranchirmi le gambe e andavo a scambiare due chiacchere con G.. A volte veniva lei.

Si era lisciata i capelli e si era messa un completino mini che esaltava le gambe. Appena un po' trasparente, quel che basta per notare che aveva mutandine di pizzo nero.

Che lì per lì, mi è anche passata per la mente l'idea di provare a rimorchiare lei. Magari sfruttando il fattore amicizia, raccontando qualche stronzata su rapporti amicizia-sesso. O magari costringendola a brindisini pro-sposi a non finire e intontirla un po'. Che magari così è tutto più facile.

E così mi sono ritrovato nella tremenda indecisione di puntare a G. oppure alla biondina del tavolo di fronte. Giustamente se ti concentri con una, e l'altra se ne accorge, l'altra è persa.

Ma intanto il vino scorreva a fiumi. Ed al mio tavolo era iniziata una discussione sull'ultimo album di uno dei miei colleghi commensali e di come siano evidenti certi riferimenti a Django Reinhardt. Dopo un'ora di elucubrazioni sullo stile Manouche il mio apparato testicolare implorava pietà. E la vescica pure, forse a causa del troppo bere. E che cominciava a farsi sentire anche in testa.
Così ho preso due piccioni con una fava e con la scusa del bagno mi sono allontanato da quei discorsi estremamente noiosi. Che mi avevano distolto anche dal mio scopo primario: la biondina del tavolo del tavolo di fronte o G..

Al bagno, come era prevedibile, c'era una fila allucinante.
Mentro ero lì che aspettavo il mio turno mi è venuto in mente che forse anche negli spogliatoi della piscina avrei trovato un bagno.

A grandi falcate ho attraversato il giardino con piscina e sono entrato di getto negli spogliatoi.

Pensavo di trovarci un bagno.

Quello che non pensavo di trovare era, nel bagno, lo sposo con i pantaloni abbassati e G. con il completino alzato. Lei a sedere sul lavandino, lui intento in quel giochino che chiamiamo penetrazione. Avevo ragione: lei portava mutandine di pizzo nero che adesso penzolavano dalla gamba destra.

Impietriti, si sono fermati, e staccati, non appena mi hanno visto.

Per un attimo ho pensato diecimila cose: vado nella sala da pranzo e faccio un casino, li ricatto, mi unisco a loro, eccetera eccetera.

Alla fine ho detto solo "io non ho visto niente".

E sono andato a pisciare dietro una palma.

Che si sa, queste cose, queste fortune, capitano agli altri.

Il mio amico ingrato
ha trovato amore e s'è sposato
mi guardava e sorrideva
aveva riso in bocca e in cielo
e tutto intorno al suo bel velo
lei abbracciava il mondo intero
noi, vecchi amici dignitosi
rassettati per gli sposi

poco importa se i cognati
sono tutti separati
poco importano i dolori
non son spine senza fiori
vino ed ostriche guarnite
ma ho male a un fianco e la colite
è dura amarsi a pranzo e cena
senza un massaggio per la schiena

Vedo e penso avanti a Dio
avrei voluto andarci anch'io
un sogno amato, accarezzato
un inganno al celibato
e invece affoga nel palato
l'ultima notte che ho passato
fumo e baci da bar
stracci nel letto
vetri nel petto
Geffer, pillole e goldoni
son souvenir delle stagioni
che hanno il vuoto dentro il frigo,
che hanno il Maalox per amico

un amico che è sposato
mangerò il suo minestrone
aspetterò la primavera
e i suoi confetti di virtù...
             V. Capossela


P.s. G. mi ha richiamato solo dopo 15 giorni
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categoria : la vie érotique, mes moments

postato da UncleBiltmore alle ore 16:07
mercoledì, 07 ottobre 2009

- Pronto, Gestore Unico degli Eventi Atmosferici (NdR, ve lo ricordate ?), parla Giulia, cosa posso fare per lei ?

- Si buongorno, senta, scusi il disturbo, ma avrei una domanda da farle sul servizio.

- Mi può dare il suo codice cliente, per cortesia ?


- Certo: UBL23144.

- Ok, bene, vediamo: il signore UncleBiltmore.


- Esatto.

- Bene signor UncleBiltmore mi dica pure.


- Dunque, ecco si. Vede, ho notato qualcosa di strano durante il mese di agosto. Infatti, visto il caldo che faceva...A parte che, se mi permette di dirlo, io ancora non capisco la necessità di un gestore unico degli eventi atmosferici se poi tutto resta come prima. Io mi aspettavo che so, estati più fresce, inverni meno gelidi. Invece siamo passati da un caldo bestia ad un tempo di meeee...di schifo. Mi sembra che ci si affida sempre al caso come prima.

- Ma quello signor UncleBiltmore, come certamente saprà, è dovuto ai processi statistici che utlizziamo per la gestione del clima. Sempre estati troppo fresce e inverni troppo miti, provocherebbero gravi danni alla natura.


- Perché secondo lei non ci pensiamo già da soli a fare danni alla natura. Almeno il buco dell'ozono potevate toglierlo, no ?

- Io purtroppo non posso risponderle su queste tematiche, deve sentire il reparto inquinamento. Le ricordo che, comunque, parlo a livello mondiale. Quindi se anche lei ha fatto determinate scelte sui nostri piani tariffari, ogni tanto dobbiamo, diciamo, risistemare le cose a livello globale.


- Si vabbè, vabbè, non si preoccupi, il mio, cara Giulia, era solo uno sfogo. il motivo per cui ho chiamato, stavo dicendo prima, è un altro. Dicevo infatti che durante il mese di agosto ho notato una cosa abbastanza strana.

- Mi dica.


- Praticamente mi sono fatto un bel po' di concerti in giro, no. E quasi sempre pioveva. Però, il fatto strano, è che pioveva solo su di me e poche altre persone sparse qua e là.

- Dunque mi faccia vedere. Mi può dire la data di alcuni di questi concerti ?


- Certo: 10 agosto, 12 agosto, 16 agosto

- Va bene, basta così, attenda un attimo.


...

- Beh, ecco, è tutto chiaro: lei ha attivato l'opzione nuvoletta di fantozzi.


- La che ?

- L'opzione nuvoletta di fantozzi: piove solo su di lei mentre tutto intorno c'è bel tempo.


- Ma che culo. Mi scusi eh ?
  Io comunque non ricordo di aver attivato nessuna nuvoletta.

- Guardi, la spiegazione è molto semplice. A luglio sono cambiati i piani tariffari. I vecchi piani non sono più utilizzabili e a chi non ha comunicato la nuova scelta, veniva dato in automatico il piano tariffario che prevede solo tre opzioni: nuvoletta di fantozzi per l'estate, pioggerellina autunnale, primavera serena.


- La pioggerellina autunnale mi ispira. Senta Giulia, ma come faccio a disattivare l'opzioni nuvoletta ?

- Ma è sicuro di volerla disattivare ? Guardi che è molto richiesta. Ed è molto trendy !


- Mah...le dico. A me basta beccarmi qualche acquata causa sfiga, ma avere il fato contro per tutto agosto. Che poi un concerto sotto l'acqua è bello, ma quando siamo in tanti a beccarla. Mica posso essere l'unico stronzo. Scusi il termine.

- Come vuole lei, ma pensi anche la nuvoletta di Fantozzi serve a rinfrescarla.


- Tanto ho caldo lo stesso.

- Ok, non insisto oltre. Vuole attivare un'altra opzione al suo posto ? Tipo vento monsonico ? gelo siberiano ? Notte sahariana ?


- Gelo siberiano ? Ma senta un attimo ? Ma si può anche attivare un'opzione conto terzi ? No, perché avrei una lista di nemic...ehm...amici a cui mi piacerebbe regalare qualche opzione.

- Certamente signor UncleBiltmore, basta che lei fornisca il nominativo ed indirizzo, casomai non si ricordasse il loro codice cliente. L'opzione sarà mantenuta per un mese, poi rinnovata su volere del cliente che ne ususfruisce. Sa, c'è gente che usa questi regali per compiere scherzi o vendette.


- Ma nooo. Ma come può esistere gente così maleducata.
  Senta, torniamo a noi, e oltre al gelo siberiano c'è qualche cosa tipo: caldo torrido o piogge continue ?

- Certo, abbiamo l'opzione desertificazione e l'opzione atlantide. Comuqnue può trovare una lista aggiornata di tutte le opzioni per i piani tariffari sul nostro sito internet.


- Ok grazie, allora faccio prima un salto lì e poi mi rifaccio vivo.

- Va bene. Le ricordo che sotto Natale ci sono gli sconti per regalare le varie opzioni.


- Perfetto grazie, allora mi presenterò sotto Natale con la mia lista (nera, ho pensato).

- E intanto al posto dell'opzione nuvoletta cosa vuole attivare ?


- Ma io non attiverei niente se è possibile. Se proprio devo, un po' di nebbiolina al mattina è possibile ?

- Certo, c'è l'opzione "Torino sul Po".

- OK, allora mi attivi quella.

- Perfetto, le arriverà comunicazione a breve per posta elettronica.


- Grazie, a risentirci.

- Grazie a lei singor UncleBiltmore e buona giornata.

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categoria : la vie fou

postato da UncleBiltmore alle ore 14:56
giovedì, 17 settembre 2009

"Ho acceso la radio per beccare qualche informazione e sono piombato su una cacofonia spaventosa. Volevo cambiare canale ma la piccola mi ha detto di lasciare lì, che diamine, che era Chick non so bene chi, Corya o Gorya, al sintetizzatore, allora l'ho lasciato ma questo non ha migliorato il mio stato nervoso.
- Arrivati a Parigi, - ho detto quando il signor Chick ha finito di sintetizzare il caos, - andiamo alla polizia, è sicura ?
"

da "Un mucchio di cadaveri" di Jean-Patrick Manchette
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categoria : aphorismes

postato da UncleBiltmore alle ore 18:50
lunedì, 31 agosto 2009

DIN DON...

...Si avvisano i gentili viaggiatori che Urban Raga, il nuovo lavoro di Paolino Dalla Porta, è di una rara squisitezza.

...DIN DON
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categoria : annonces sur la voie, la vie musicale

postato da UncleBiltmore alle ore 17:49
venerdì, 07 agosto 2009

Era domenica sera.

Stavo osservando Martine, la figlia maggiore del Linguista. Mi aveva invitato a cena. Il Linguista ovviamente, non Martine.
Era la prima volta che entravo nella sua casa: non sapevo che avesse una casa così bella, ne', soprattutto, che avesse una figlia così bella.

Il Linguista l'ho conosciuto per caso, incontrandolo, giorno dopo giorno, al solito bar dove ognuno di noi si reca per il solito caffè  dopo il solito pranzo, prima di tornare a solito lavoro.
E quando incontri giorno dopo giorno una persona prima o poi ci scambi due parole, dopo aver incrociato, giorno dopo giorno, nel silenzio il suo sguardo, scambiandosi magari un sorriso, durante qualche discussione allegra degli altri avventori.
Poi, col tempo, ha iniziato ad offrirmi il caffè, forse perché gli sembrava così di avere pagato il disturbo delle sue molestie celebrali con quelle sue teorie sulla trasformazione televisiva della lingua.

Però è una brava persona, con una cultura pungente e, purtroppo, un lavoro che non lo gratifica, o per lo meno, lo limita nei suoi sogni, o anche solo nelle sue ricerche, alcune delle quali un po' bizzarre.

Quando ha scoperto che scrivo di Jazz ha insistito per invitarmi a cena. Ha detto che voleva mostrarmi la sua collezione di dischi, ma anche parlarmi di un progetto che ha in mente al riguardo delle "strutture nascoste nel Jazz". Ed ovviamente voleva il parere di un esperto in materia.
Non sono un esperto e ho temuto questa cena per giorni, cercando, nella mia testa, una scusa plausibile e, soprattutto, permanente.

Ma adesso che sono qui e vedo Martine ringrazio il cielo di non aver trovato questa scusa.
Il Linguista me la presenta insieme al resto della sua famiglia: la moglie, una donna bionda corpulenta, la figlia minore, una ragazzina tipica della sua età e della società in cui vive.
Ma io ho occhi e testa solo per Martine. Avrà si e no la mia età, forse un anno di più , forse un anno di meno. Non è troppo alta, ma il fisico è aggraziato, delicato.
Indossa jeans e una maglietta nera, un po' aperta davanti, adatta ad una calda serata di luglio come questa.
La maglietta mette in risalto una collana verde che dice di aver preso in una bancarella a Barcellona.

Ma le cose che mi colpiscono di più sono la frangetta e gli occhi.
La frangetta le nasconde un po' la fronte,  ma allo stesso tempo sembra voler nascondere i suoi pensieri, creare una piccola barriera verso gli altri. La frangetta le si posa delicatamente sulle sopracciglia e le dà  un po' un'aria di bambina,
E subito sotto la frangetta, si svelano gli occhi, chiarissimi, che danno un senso di infinito, di infinita profondità,  che mi ci sono perso subito  dentro.

Durante la cena il Linguista parla delle sue idee, a mio avviso strampalate, sul jazz e di come certe strutture di accordi siano rintracciabili su testi di letteratura. Penso che basterebbe chiedere a qualche matematico quale sia la probabilità di trovare una sequenza di lettere come C dm G dm Ab dentro alla Divina Commedia (intervallate dalle ovvie altre lettere).
La moglie e la figlia minore ascoltano in silenzio. Forse sono abituate a queste sue lunghe chiacchierate. Ogni tanto Martine lancia delle occhiate al Linguista: si capisce che questi discorsi la annoiano. A volte le occhiate le lancia a me. Capisco subito che sono occhiate indagatrici, forse per capire se anche io sono come il padre.

Ma, come già detto, il Linguista è una brava persona e fa delle pause, delle lunghe pause. Mi viene da pensare  che siano programmate, per essere sicuro che la mia testa non vada in saturazione. Oppure semplicemente perché si concentra sulla successiva portata messa in tavola dalla moglie: cannelloni alle verdure.
Ma qualunque sia la motivazione, questi momenti di pausa ci sono. Ed io vorrei utilizzarli per conoscere meglio Martine, i suoi gusti, cosa ascolta, cosa legge, se le piace la pioggia d'autunno o preferisci affogarsi nel sole d'estate.

Mi sento un po' imbarazzato a parlare solo con lei, soprattutto in presenza dei genitori. Così alterno domande, con una finta curiosità, alla madre e alla sorella. Domande che, però, mi servono solo per rivolgerne delle simili a Martine. Mi sento stupido in questi contorti percorsi che partono da “Lei signora lavora ?, proseguono con “E te che classe fai ?” per giungere infine “E te Martine ? Studi ? Lavori ?”
 
Lavora, in una piccola caffetteria libraria, come ne stanno aprendo molte ultimamente qua in città. Si dichiara soddisfatta di avere abbastanza tempo libero per dedicarsi alla sua vita privata e di avere anche molto tempo durante il lavoro per leggere. Che in questi casi è quasi sempre un aggiornamento. Le chiedo che letture preferisce. Non fa in tempo a citarmi Huysmans che già l'adoro, ma il Linguista riparte con la sua teoria, interrompendola e contrariandola non poco. E prosegue imperterrito per tutto il tempo del rollé di tacchino con patate.
E mentre cerca di convincermi di alcuni aspetti baudeleriani negli assoli di Parker io cerco di indovinare quali sono le altre letture preferite di Martine.
Quando il padre opta per la pausa, sono ormai fuori tempo massimo e fuori discorso a chiederglielo, ma tanto non faccio comunque in tempo perché la sorellina ha deciso che mi deve sciorinare la sua lista di cantanti preferiti del momento. Essendo lei la figlia del Linguista, voglio sperare in gusti un po' più delicati rispetto ai suoi coetanei, anche perché da quello che dice potrei estrapolare i gusti musicali della sorella. Ed invece mi propone esattamente quello che mi aspetto da una qualsiasi quattordicenne ubriaca di televisione: quelli che piacciono tanto ai giovani, a questi giovani. Sono tutti quelli che detesto, con le loro canzoncine peurili, banali, con arrangiamenti che mi fanno venire più di un conato. 
Ma non posso di certo dirglielo e mi limito ad apprezzare la vastità di conoscenze musicali e a “scusarmi” che i miei gusti siano così differenti dai suoi.
Ed è Martine, finalmente, a prendere la palla al balzo chiedendomi cosa ascolto. Parto dai classici italiani e stranieri, i cantautori, i gruppi per approdare poi a quei musicisti di nicchia che poche persone conoscono (a meno che non stiate su myspace a giornata).  
Scopro con piacere che ascolta Waits, Capossela e tanti altri che adoro. E sempre con piacere scopro che conosce Pino Marino, Cesare Basile e i Grimoon.
Che cosa meravigliosa trovare una persona con cui poter condividere certi autori. E' una cosa che mi capita raramente.
Cosi come raramente mi capita di trovare un interlocutore avvolto da un alone di spleen. Malinconico come me.
Ama Chopin...il mio compositore preferito. Potrei ascoltare i suoi notturni per giorni, specie mentre piove. Glielo dico. E lei approva.
Si finisce al Jazz. Lei mi dice che nella sua ricerca di musica bella, musica che trasmette, considera anche il Jazz, ma purtroppo non ha mai avuto modo di approfondirla. Avrebbe bisogno di spiegazioni.
Non posso invitarla così su due piedi ad un concerto o ad una sessione di listening. Soprattutto perché la madre ha indossato uno sguardo ostile. Penso che abbia capito che sono molto più interessanto alla vita privata di Martine che alle teorie musicali del marito.

Ma se la vita è un film, ci vuole il colpo di scena.
E il colpo di scena arriva:
è il Linguista a propormi, per piacere e se non reca troppo disturbo, di consigliare delle letture alla figlia, ma soprattutto di accompagnare Martine a qualche concerto di Jazz.

"No, ma quale disturbo !"

Martine sorride.

La madre un po' meno.

Se
un Dio esiste, è il momento di ringraziarlo.

Intanto il Linguista riattacca con i suoi discorsi, ad libitum, mentre assaporo il millefoglie, mentre mi gusto il caff
é, mentre sorseggio una grappa di vitigno unico e mentre sulla mia testa si prefigurano serate con Martine, aperitivi musicali, passeggiate in notturna, sottofondi bebop.

E paesaggi erotici sul suo corpo.

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categoria : martine, mes moments, la vie musicale, la vie fou

postato da UncleBiltmore alle ore 21:25
giovedì, 23 luglio 2009